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Rapportando le denunce di infortunio sul lavoro al numero degli occupati di fonte Istat, nel quinquennio 2014-2018 si registra una riduzione del rischio per entrambi i generi, più accentuata nell’ultimo anno per le donne. A rilevarlo è il nuovo numero del periodico Dati Inail, dedicato al fenomeno infortunistico e tecnopatico nell’ottica delle differenze di genere, che sottolinea come nel complesso il rischio degli uomini resti comunque più elevato di quello femminile: nel 2018 i casi denunciati ogni 1.000 lavoratori sono stati 27,7 per gli uomini e 24,2 per le donne. I lavoratori, infatti, sono maggiormente occupati in settori più a rischio, come le costruzioni, il manifatturiero e l’agricoltura, mentre per la presenza delle lavoratrici è più marcata nelle attività dei servizi.

Per le lavoratrici adulte incremento significativo di occupazione e incidenti. Dall’analisi condotta dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto sui dati del quinquennio, aggiornati allo scorso 31 ottobre, emerge anche che il trend dei livelli di rischio è in crescita solo tra i lavoratori più giovani, probabilmente perché sono in prima linea nelle attività in cui è richiesta maggiore prestanza fisica o anche per la minore esperienza. Mentre per gli uomini il rischio è massimo nella fascia fino a 34 anni, con un tasso di incidenza infortunistica di 37,7 casi per 1.000 lavoratori, per le donne risulta più elevato per le over 50, che fanno segnare un valore perfino maggiore di quello dei coetanei maschi (27,5 contro 23,9). Per le lavoratrici adulte, inoltre, rispetto all’altro sesso si registra un aumento più significativo dell’occupazione e degli infortuni, in particolare della componente “in itinere”, nel percorso di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

Tre denunce su quattro nella gestione Industria e servizi. Delle 645.309 denunce pervenute all’Inail nel 2018, 230.509, pari al 36%, ha interessato le donne, comprese le studentesse, nelle tre gestioni principali dell’Agricoltura, dell’Industria e servizi e per Conto dello Stato, con una diminuzione dell’1,1% rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, tre infortuni su quattro hanno riguardato le lavoratrici della gestione Industria e servizi (169.352 denunce), circa uno su quattro quelle del Conto Stato (54.902) e il rimanente 2,7% (6.255) le donne occupate in Agricoltura. Rispetto al 2017 soltanto nel Conto Stato si è registrato un lieve aumento (+0,3%), sintesi di un incremento del 2,4% per le studentesse delle scuole pubbliche statali e di una diminuzione del 2,9% per le dipendenti, mentre in Agricoltura e nell’Industria e servizi si sono avute riduzioni pari, rispettivamente, al 3,3% e all’1,4%.

Quasi il 60% è concentrato nelle regioni settentrionali. Focalizzando l’analisi sugli infortuni delle lavoratrici riconosciuti (142.872 nel 2018), il 30,8% è avvenuto nel Nord-ovest, il 28,3% nel Nord-est, il 21,3% nel Centro, il 12,9% al Sud e il residuo 6,7% nelle Isole, con una distribuzione sostanzialmente simile anche per il genere maschile. Poco più di 34mila infortuni riconosciuti positivamente sono occorsi “in itinere” e quasi 109mila durante l’esercizio dell’attività lavorativa. Circa il 70% di questi ultimi si sono verificati nella gestione Industria e servizi (75.625) e in particolare i settori della Sanità (16.043 pari al 24,3%), del Commercio (9.561 pari al 14,5%) e delle Attività di alloggio e ristorazione (8.020 pari al 12,2%).

Il 65% delle morti è legato al “rischio strada”. Sempre nel 2018 sono stati denunciati 116 casi mortali che hanno riguardato le lavoratrici, quattro in più rispetto all’anno precedente e due in più del 2014. L’aumento degli infortuni con esito mortale, tra il 2017 e il 2018, è il risultato di un incremento di nove casi nella gestione Industria e servizi e di una diminuzione complessiva di cinque nelle altre due, mentre rispetto al 2014 è la sintesi tra i cinque casi in meno dell’Agricoltura e i sette casi in più nelle altre due gestioni. Si conferma ancora una volta alto per le donne il rischio da circolazione stradale: un decesso su due (59), infatti, è avvenuto in itinere (contro uno su quattro per gli uomini). Aggiungendo a questi anche gli infortuni mortali su strada avvenuti durante l’attività lavorativa, la percentuale per le donne sale al 65% (75 denunce) contro il 48% per il genere maschile (544). 63 i casi mortali accertati positivamente di cui 40 avvenuti durante il tragitto casa-lavoro-casa e i rimanenti 23 in occasione di lavoro (tutti nella gestione Industria e servizi).

Nell’industria alimentare un quarto delle malattie professionali. In ottica di genere, tra il 2014 e il 2018, il fenomeno tecnopatico per le donne ha avuto un calo sostanziale del 4,6% (da 16.757 denunce a 15.992) rispetto a un aumento del 7,1% per gli uomini (da 40.614 a 43.512). I settori di attività economica che tra le lavoratrici registrano un maggior numero di denunce di malattie professionali sono le attività manifatturiere con il 23,8% (un quarto nell’industria alimentare) e la sanità e assistenza sociale con il 13,0%. Per i lavoratori è invece il settore delle costruzioni ad avere il maggior numero di malattie professionali denunciate, pari al 24,0%, seguito da quello dell’industria manifatturiera con il 20,7% (un quinto nella fabbricazione di prodotti in metallo).

Le patologie più diffuse sono quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo. A colpire i lavoratori nel complesso sono soprattutto le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (65,4%) e quelle del sistema nervoso (11,9%), che incidono sul totale delle patologie denunciate per il 77,3%. Queste malattie rappresentano circa il 73% delle denunce maschili, mentre per le donne la stessa percentuale supera il 90% (14.436 sulle 15.992 denunce complessive). Per i disturbi psichici, il numero delle denunce è simile per entrambi i generi, 251 per le donne e 255 per gli uomini, pari rispettivamente all’1,6% e allo 0,6% sul totale, mentre i tumori e le malattie dell’orecchio e del sistema respiratorio sono denunciate maggiormente dai lavoratori. La loro incidenza sul totale delle malattie, infatti, è pari a quasi una denuncia su quattro (22,3%) per gli uomini contro il 4,3% delle lavoratrici.

Anche un focus sulla tutela delle lavoratrici madri. Un altro tema affrontato dal nuovo numero di Dati Inail è quello della tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici madri e dei rischi di natura organizzativa, fisica, biologica e chimica che riguardano le donne in gravidanza o sono connessi a differenze di genere, perché possono manifestarsi in forma differente negli uomini e nelle donne. Gli effetti tossici delle sostanze chimiche che agiscono sul sistema endocrino, sugli organi sessuali e sulla riproduzione, al pari delle radiazioni ionizzanti e degli altri agenti mutageni possono per esempio causare un aumento delle nascite premature, delle malformazioni congenite, delle malattie genetiche e degli aborti spontanei. Alcune sostanze presenti nei luoghi di lavoro, inoltre, possono concentrarsi nel latte materno ed essere trasmesse al neonato.