Milioni di persone in Italia sono esposte ogni giorno ad agenti di rischio di tipo fisico nel loro ambiente di lavoro. Tra questi, incluso nel Titolo VIII del d.lgs 81/2008 insieme, tra gli altri, a rumore, vibrazioni, radiazioni e ultrasuoni, c’è il microclima, ossia l’insieme dei parametri climatici che costituisce l’ambiente termico. Le sue condizioni possono generare una serie di effetti sui lavoratori, dalla semplice percezione di discomfort (disagio) all’influenza sulle prestazioni lavorative e sulle funzioni vitali. Come specificato nell’allegato IV del Testo unico sulla sicurezza, il microclima è considerato un requisito di salute e sicurezza, e pertanto è necessario mantenere temperatura, umidità e velocità dell’aria su valori adeguati rispetto anche ai metodi di lavoro utilizzati e agli sforzi fisici, nell’intento di massimizzare il livello di comfort dei lavoratori. Laddove, invece, pregiudichi la salute, l’obiettivo è limitare o eliminare i rischi. Il volume “La valutazione del microclima”, realizzato da un team di ricercatori dell’Inail e pubblicato dalla Direzione regionale Campania, propone una sintesi delle disposizioni normative e dei metodi disponibili per una corretta valutazione delle condizioni microclimatiche del luogo di lavoro.

La differenza tra ambienti termicamente moderabili e vincolati. Prima di procedere alla valutazione del microclima, bisogna innanzitutto distinguere tra due tipologie di ambienti termici: gli ambienti moderabili, nei quali è possibile raggiungere condizioni di comfort, e gli ambienti vincolati, dove esistono, invece, vincoli sulla temperatura o su altri elementi, tra cui il vestiario, che non permettono di lavorare in condizioni di benessere. Negli ambienti vincolati caldi, i rischi ai quali possono andare incontro i lavoratori sono legati all’ipertermia, mentre negli ambienti vincolati freddi il fattore di rischio è l’ipotermia.

Il bilancio termico del corpo umano nel calcolo del comfort. Il microclima è confortevole nei luoghi in cui la maggioranza degli individui ha una sensazione di benessere termico. Poiché il d.lgs 81 del 2008 non contiene indicazioni specifiche, per effettuare una valutazione del microclima ed evidenziare un eventuale discomfort negli ambienti moderabili è necessario utilizzare gli indici sintetici validati a livello internazionale. Tra questi il PMV (predicted mean vote, voto medio previsto), contenuto nella norma tecnica UNI EN ISO 7730, che integra i valori di temperatura, umidità, irraggiamento solare e movimento dell’aria con il tipo di abbigliamento e gli sforzi richiesti dal metodo di lavoro seguito ed è basato sulla relazione tra bilancio energetico del corpo umano e sensazione termica.

Acqua e sali minerali per evitare lo stress termico. Per la misurazione dello stress termico in ambienti caldi vincolati dove, a causa di condizioni inevitabili, non si può raggiungere una situazione ottimale, il metodo proposto è il PHS (predicted heat strain, stress da caldo previsto), descritto nella norma UNI EN ISO 7933 e anch’esso basato sul bilancio termico dell’organismo umano, che permette di stimare i tempi massimi di esposizione oltre i quali possono intervenire danni per la salute. Per quanto riguarda, invece, il controllo del microclima, le indicazioni prevedono la possibilità di utilizzare pannelli che proteggano il lavoratore dall’esposizione diretta al calore emesso dalle superfici calde, l’aspirazione di grandi quantità di aria vicino alle sorgenti di calore e l’utilizzo di cabine climatizzate. Buone regole da seguire sono l’acclimatazione progressiva e un’abbondante somministrazione di acqua con sali minerali (sodio e potassio).

Il vestiario parametro centrale nel calcolo dello stress termico da freddo. Il metodo Ireq, (Insulation required, isolamento richiesto) è indicato dalla norma UNI EN ISO 11079:2007 per la misurazione dello stress termico da freddo negli ambienti vincolati. Questo metodo si basa su un codice che analizza lo scambio energetico tra il corpo del lavoratore e l’ambiente e fornisce il dato relativo all’isolamento termico del vestiario necessario per evitare danni alla salute, che rappresenta quindi un parametro fondamentale.  È consigliabile, infine, mantenere bassa la velocità dell’aria e utilizzare schemi di lavoro adeguati, stabilendo i tempi massimi di permanenza nell’ambiente di lavoro e i tempi minimi di pausa.